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Arte contemporanea - 25 Ago 2022

Umiltà e disciplina artistica, la “lezione” di Francesco De Matteis

Nota di Salvatore Spedicato, già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, sulla mostra dell’artista leccese allestita al Must. L’esposizione sarà visitabile fino al 13 settembre


Spazio Aperto Salento

Ultime settimane della mostra “Francesco De Matteis (1852-1917)”. Allestita nelle sale al piano terra del Museo Storico della Città di Lecce (Must), l’esposizione monografica dedicata allo scultore leccese trapiantato a Napoli, ha rappresentato una ripartenza col piede giusto. Inaugurata nel maggio scorso, si concluderà il prossimo 13 settembre.

È un’offerta artistico-culturale di tutto rispetto, in collaborazione, vivaddio, con il Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento. La retrospettiva si avvale infatti di un responsabile scientifico quale Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte contemporanea, che con la brava direttrice del Must, Claudia Branca, ne è il curatore scrupoloso. Nel saggio da lui scritto che accompagna la mostra, viene indagato passo passo, con accuratezza filologica e per la prima volta, l’itinerario di De Matteis. In effetti Guastella cristallizza con esatti contorni la fisionomia artistica dello scultore.

Le pagine di apertura del catalogo, ovviamente, sono firmate da autorità istituzionali quali il sindaco Salvemini, Fabiana Cicirillo, assessora alla cultura, Francesca Riccio, soprintendente archeologica, Raffaele Casciaro, Università del Salento, e la sunnominata Claudia Branca. Segue un contributo sulla scultura pugliese fra Otto e Novecento di Isabella Valente.

Federica Coi ci racconta di un distrutto monumento (un busto) a Gioacchino Toma in Lecce. Ancora interessanti testimonianze di Lia De Venere, di Diego Esposito. Infine gli “apparati” a cura della citata Coi, di Erika Presicce, Rosanna Carrieri, Alessia Brescia, Alessandra Roselli, tutte collaboratrici diligenti di Guastella.

La doverosa cronaca non può esimerci da qualche considerazione di ordine critico-interpretativo. Il secolo XIX, in cui fu attivo De Matteis, è straordinariamente ricco di statue e monumenti con moltissimi autori allora famosi. Ma la più matura coscienza estetica contemporanea ne salva soltanto una decina, considerati eminenti attraverso la definizione dei singolari caratteri del loro stile. Tuttavia, quanto si nega nel campo dell’arte può interessare la storia del costume e i dizionari degli scultori.

De Matteis arrivò a Napoli col marchio del buon cartapestaio leccese e del decoratore. Napoli lo sollecitò ad uno sguardo attento alla mimica, all’invenzione continua del gesto, caratteristica che diventa arte anche negli attori più umili del teatro popolare. Nell’ambito dialettale napoletano, la sua poetica talvolta supera il bozzettismo, la minuzia sapiente, e rivela infatti il tocco veloce dell’impressionista specialmente nei volti di alcune statuine. Nelle pieghe dei vestiti si sente invece il brivido della raspa e la traccia incisiva dello scalpello della pietra leccese, che non di rado fa scadere l’arte in “décor”.

Tra i nomi giustamente citati da Guastella, ci vide chiaro Carlo Siviero: De Matteis, lavorando “più per gioco che per tentar sul serio la scultura, rivelava un gusto personale di una eleganza inconfondibile”. Egli non aveva timore di scadere nella trappola della cronaca e del documento. Aveva trovato la misura giusta per un’intesa con un pubblico che dava credito alla canzonetta. La sua indole era tanto diversa dall’umor selvatico del coetaneo Vincenzo Gemito, che modellava pescatorelli e acquaioli di straordinaria energia plastica.

È accostabile invece al coevo Raffaele Belliazzi, studiato di recente (monografia del 2019) da Daniela Rucco. “Modellatore arguto di vivaci e briose statuette” (Bargellini), le grandi dimensioni non erano nelle sue corde: come nel coetaneo Maccagnani e nel coevo Antonio Bortone, autore fra l’altro del Farfulla, nella piazzetta a quattro passi dal Must, e del monumento a Sigismondo Castromediano, un po’ oltre, in piazza Matteotti.

De Matteis ci ha messo in guardia contro la retorica monumentale imperante ai suoi giorni. Ci ha lasciato una tradizione di umiltà e di disciplina, la grazia dei maestri leccesi della cartapesta e delle decorazioni plastiche barocche riscattata dal puro artigianato e condita con un po’ di pepe della cucina partenopea.

Si è dovuto arrivare alla fine dell’Ottocento perché l’anagrafe registrasse i nomi di scultori salentini poi attivi nel nuovo secolo: il leccese Raffaele Giurgola, il galatinese Gaetano Martinez, il brindisino Edgardo Simone, messo in luce da Guastella con una monografia del 2011.

Salvatore Spedicato
© Riproduzione riservata

 

Foto in alto: F. De Matteis, Pierrot (part.), bronzo, Museo “Le Scuole di Pieve” Cento, donazione Alberghini

 

F. De Matteis, Acquaiola, bronzo, Napoli, coll. Gargiulo

 

F. De Matteis, Luciana o acquaiola, bronzo, Lecce, coll. Terragno


F. De Matteis, Bustino di donna, terracotta, Napoli, coll. Valente


F. De Matteis, Circo o Giocoliere, bronzo, Lecce coll. Montinari

 

 

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