Teatro - 07 Feb 2021

La storia aneddotica delle Giaccure stritte, la parola ai protagonisti (parte I)

Intervengono gli attori Anna Innocente, Alessandro Marinaci, Loredana Persano, Gabriele Cagnazzo, Salvatore D'Amone, Franco Verdesca e Viola Simmini


Spazio Aperto Salento

Dopo la narrazione della nostra lunga storia, diamo ora la parola a coloro che questa avventura l’hanno scritta e vissuta in prima persona: le Attrici e gli Attori che in questi 30 anni si sono avvicendati, per periodi più o meno lunghi, sui palchi del Salento e hanno fatto crescere e mantenuto in vita la nostra compagnia.

Anna Innocente

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Romeo e Giulietta – Cavalleria Rusticana – La Furtuna – Lu Senatore – L’anima te lu zi’ Ciccillu – Gemelli si Nasce – La Pampanella – La Grazia – Matrimonio in Giallo – Liolà –  Lisistrata – Il Servitore di due padroni).

Che passione le Giaccure! Se qualcuno mi avesse predetto che quel “giocare al teatro” tra adulti un po’ bambini, cominciato circa 30 anni fa, avesse avuto una lunga, appassionante, fertile e ancora ininterrotta storia, non ci avrei certo creduto. Eppure sono qui a parlare della mia passione nata proprio allora.

Col senno del poi ho apprezzato e capito l’importanza d’averla coltivata questa passione, di quanto sia stata balsamica contro la ruggine delle “solite cose”, e che formidabile “via di fuga” sia stata dai piccoli e grandi affanni della vita.

Dicevo che tutto è nato per gioco: Patrizia, Totò, Mimino e la sottoscritta che da buontemponi si vogliono divertire più del solito per l’imminente capodanno. E vai col liscio! Anzi vai col teatro…!! E ce facimu?? Bè…nna parodia no?  Cene…cene?? Romeo e Giulietta!

Detto fatto: in 3 o 4 giorni scritto il copione, assegnate le parti, trovati i costumi, fatte prove molto poco serie (nel senso che ridevamo a crepapelle e pure nel senso che erano fatte a cavolo di cane…), musiche, attrezzi, arredi e quant’altro. Ovviamente ci divertimmo da matti e, collateralmente, anche il pubblico casalingo. Ma fu un dettaglio secondario.

Così cominciarono le serate con le Giàccure stritte, lo spazio-tempo fondamentale in cui la nostra famiglia teatrale si sviluppava, cresceva, costruiva affinità, legami, amicizie, simpatie/antipatie, viveva lutti, e tutto quello che in ogni famiglia c’è e che gli altri hanno già raccontato.

Tra le cose più belle per me di questa mia “passione” è stata vedere come aggregavamo con facilità persone anche molto più giovani, e come da loro arrivava a noi della “prima generazione” linfa vitale e nuovi entusiasmi, “piccinnicannimucrisciuti”, come maternamente mi viene di dire.

Loro sono stati quelli che si rivelavano sempre i più saggi quando la nostra dialettica interna diventava pungente, quelli che stemperavano le spigolosità dei caratteri e davano il senso della misura a noi anziani quando tendevamo a perderla.

Una mia personale soddisfazione è stata crescere i miei figli con le Giàccure e addirittura averli come “compagni di palco” in qualche rappresentazione. Piacere condiviso con altri genitori-attori della compagnia. La traccia dell’esperienza è continuamente tangibile dato che mio figlio si esprime con me all’80% usando le battute delle commedie che ho interpretato…

Quindi grazie alla “seconda generazione” della nostra compagnia, ad essa il merito d’averla tenuta convintamente e felicemente in piedi. Ora se ne sta affacciando una terza di generazione e non ci può essere soddisfazione più grande.

Un’altra cosa bella è stata vivere a Salice questa mia “passione”: credo che le associazioni siano per una collettività il principale humus della vita sociale, quello in cui ogni individuo si esercita e si attiva solo per il bene comune, con prove ed errori, ma contando sul sostegno del gruppo per riuscirci. Mi piace pensare che nel nostro piccolo (piccolissimo, forse) le Giàccure siano state una ricchezza per Salice.

La frase che ho sempre detto per giustificare la nostra longevità associativa, straordinaria quanto rara nel panorama locale, è questa: “Bè… se non ti costa anche fatica oltre che piacere, una cosa non dura”. E noi “duravamo” appunto, anche con la fatica di quelle tarde serate insieme fatte dopo giornate di lavoro, famiglia, affanni quotidiani, attriti con chi le vedeva come “un baloccarsi quando ci sono cose più serie da fare”.

Probabilmente la fatica di cui parlo è solo un elemento secondario e magari del tutto soggettivo.  Il principale collante delle Giàccure siamo stati noi, sia insieme in una straordinaria amalgama, sia singolarmente. Ogni singola Giàccura passata e presente ha segnato il nostro gruppo e lo ha, poco o molto ma indubbiamente, arricchito.

Infine, ma non per ultimo, c’è Mimino Perrone, che lungo la strada ha sempre tirato sapientemente i nostri fili (anche a volte in modi che ci sembravano un po’ oscuri…), il nostro paziente/impaziente regista, il nostro mentore, la nostra guida artistica e fratello maggiore… senza di lui le Giàccure si sarebbero di sicuro sfasciate in qualche occasione, e d’altronde con lui le Giàccure hanno corso il rischio di sfasciarsi in qualche occasione… Insomma con lui o senza di lui non ci sarebbero “Le Giàccure”. Viva Mimino! Viva Le Giàccure! 

Alessandro Marinaci 

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Gemelli si Nasce – La Pampanella – La Grazia – Rose Rosse per Te – Lisistrata – Te la Cuntu e te la Cantu –  Il Servitore di due padroni).

La mia esperienza nelle “Giàccure Stritte” è cominciata circa 10 anni fa. Era l’inizio del 2011 quando per la prima volta sono entrato in questo splendido gruppo di attori sul palcoscenico ma anche, e soprattutto, di amici e confidenti di esperienze di vita quotidiana.

Quando il regista mi assegnò la prima piccola parte, l’emozione era tanta perché mi stavo confrontando con un’esperienza per me nuova. Così prova dopo prova aumentava l’entusiasmo. Dovevo però affrontare la mia timidezza, caratteristica peculiare del mio carattere ma, guidato dalla sapienza del regista e dall’ esperienza già consolidata degli altri attori, in breve tempo riuscii a superare queste piccole difficoltà.

L’esordio sul palcoscenico di fronte al pubblico fu davvero emozionante. Dopo la commedia dell’arte di Goldoni mi sono cimentato in altri ruoli, spesso macchiette comiche, ma tutti personaggi ben caratterizzati: da “Uccio Carzittella” nella “Grazia” a lu “Pissu Uardapassu” nella Pampanella, fino all’ esilarante personaggio napoletano “Gennaro o ponzi po” interpretato in un duetto con l’amico Massimo nella commedia brillante “Rose rosse per te”, commedia questa che ebbe un gran successo tanto da essere premiati in alcune rassegne teatrali.

Ogni serata, ogni rappresentazione, con il passare del tempo ci dava un’emozione nuova, ci faceva ridere dietro le quinte quando magari si sbagliava o si improvvisava qualche battuta.

I personaggi più recenti che ho interpretato sono stati lo Spartano “Braseide” nella “Lisistrata” di Aristofane e un suggeritore in scena che interagisce con gli altri attori ne “Il servitore di due padroni” di Goldoni.

A conclusione posso dire di essere fiero di far parte di questo gruppo perché in questi 10 anni sono cresciuto tanto sotto il profilo dei rapporti umani, ho imparato a confrontarmi con il pubblico e soprattutto mi sono divertito tanto.

Voglio quindi ringraziare Mimino per quello che mi ha insegnato in questi anni (e che spero continuerà a fare per tanti anni ancora), e tutto il resto del gruppo con il quale si sono stretti dei legami di amicizia e complicità bellissimi. Viva le “Giàccure Stritte”.

Loredana Persano

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Rose Rosse per Te – La Grazia – Trappola per Topi – La Pampanella – Lisistrata – Te la Cuntu e te la Cantu – Liolà – Il Servitore di due Padroni)

Era luglio del 2010 quando per la prima volta mi sedetti fra il pubblico a guardare una rappresentazione de “Il Teatro delle Giàccure Stritte”. Si trattava di un adattamento di una commedia di Goldoni “Gemelli si nasce”.

Avevo sempre sentito parlare della Compagnia e mi meravigliai per il passaggio dal teatro in vernacolo alla commedia dell’arte. Quante risate quella sera, ma al tempo stesso pensai anche a quanto tempo era passato dal 1998, l’ultimo anno del liceo in cui io e i miei compagni di scuola del Laboratorio Teatrale andammo in scena con “Le intellettuali” di Molière … almeno dodici anni dall’ultima volta che un docente aveva tentato di aiutarmi a superare l’imbarazzo e la timidezza.

Poi niente più. Solo libri, studio, vita universitaria e lavoro, fino a quando, affacciandomi alla vita salicese, entrai a far parte del Forum Giovani. In quel contesto conobbi Francesco Bosco, Gabriele Cagnazzo, Luigi Palazzo, Paola Innocente e ricordo benissimo l’istante in cui, dopo un paio d’anni dall’avvio del Forum, sentii che forse col teatro dovevo riprovarci.

Avevo un retaggio culturale particolare che, adesso lo dico con orgoglio, sono fiera di aver eliminato completamente, non senza sofferenza, difficoltà e paranoie. Non stava affatto bene che una ragazza con uno studio professionale in crescita, si mettesse su un palco alla mercé di tutti i suoi compaesani e probabili pazienti. Questo perché ignoravo completamente chi fossero i componenti della Compagnia. Proprio così, non conoscevo nessuno, né sapevo che i sopracitati amici, ne facessero parte.

Ma tornando alla miccia, si accese proprio durante una riunione del Forum, quando Luigi e Paola arrivarono in ritardo a causa delle prove della Compagnia, dicendo che la nuova commedia “Liolà” di Luigi Pirandello necessitava di molte donne. Al momento tacqui, ma durante un caffè con Luigi, gli confidai il desiderio di fare parte della Compagnia, la paura di non riuscire a recitare a causa dell’imbarazzo o di perdere la memoria e dimenticare le battute.

Lui mi invitò a conoscere innanzitutto Mimino Perrone, il regista della Compagnia. L’avevo visto recitare solo una volta ma, mascherato da Conte Max, non avrei mai potuto riconoscerlo per strada. L’avevo cercato su Facebook per memorizzarne il viso, ma quel buontempone all’epoca aveva la foto profilo della statuetta che fa la pipí (tra l’altro mi aveva chiesto l’amicizia e con quella foto gliel’avevo pure rifiutata).

A quel punto mi feci coraggio e andai a Leverano con l’intenzione di presentarmi al regista. Andai a vedere “La Pampanella” in occasione della manifestazione in piazza Roma “Recitando sotto le stelle” del 2011, l’unica replica (forse) in cui Paola sostituiva Anna. Sempre più estasiata dalle risate del pubblico, ignorando completamente che dietro le quinte ci fosse un altro mondo ancora più divertente, dove gli attori ridono dei propri errori in scena, alla fine della commedia mi recai dietro al palco e mi avvicinai al regista, immerso in un brodo di giuggiole per il successo della commedia.

Mimino sostiene che approcciai a lui “cu la facce tosta”, io invece vi dico che mi tremavano le gambe. Sarà lui stesso in futuro a spiegarmi, con la sua immensa cultura, da dove deriva il modo di dire “le gambe mi fanno Giacomo Giacomo”.

Dopo le presentazioni iniziali dissi: “Mi piacerebbe far parte della vostra Compagnia” e lui a me: “Si, Luigi me ne ha parlato. Hai una bella voce, squillante. Loredana, ci risentiamo dopo l’estate, magari a settembre”. (Adesso quando sono polemica, la mia voce vorrebbe non sentirla.).

Ci lasciammo così e una mattina di settembre del 2011 Mimino Perrone mi chiamò “Ho scritto un testo nuovo, un personaggio fatto apposta per te. Stasera facciamo una riunione a casa mia. Vieni così ti presento tutto il resto del gruppo e ti spiego il copione”.

Avrei interpretato la sensualissima Carmen in “Rose rosse per te”. È cominciato tutto così. Interpretare quel personaggio durante le prime rappresentazioni mi ha fatto più piangere che ridere: una moglie desiderosa di vendicarsi del tradimento del marito fingendo di essere l’amante svampita, disinibita e seducente di un suo amico. Chi l’avrebbe detto ai miei genitori? Come mi avrebbe giudicata il mio ragazzo che già manifestava i primi sintomi di gelosia?

Ad oggi posso dire che è stata una delle scelte più belle della mia vita. Non proseguo nella narrazione perché troppo spesso l’entusiasmo con il quale ho raccontato questa storia è stato travisato e confuso con la voglia di protagonismo.

Ho scelto di fare teatro non per ambizione, non per la voglia di stare sul palco, non per montarmi la testa, e per quanto l’attore possieda in sé un minimo di narcisismo e la voglia di mettersi in gioco con ruoli differenti, per me ha vinto, da figlia unica quale sono, la voglia di fare gruppo.

Ringrazio i miei compagni di viaggio. Sono la mia seconda famiglia, li ringrazio tutti ma proprio tutti, perché nel bene e nel male, mi hanno insegnato qualcosa. Grazie per aver superato insieme tante difficoltà iniziali, per aver guardato oltre, per aver compreso il mio essere semplicemente Loredana.  Mi mancate tutti.

Questa pandemia passerà e ritorneremo presto a banchettare davanti a una pizza e a un quadruplo cheeseburger per Bosco.

Gabriele Cagnazzo

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Rose Rosse per Te – La Grazia – Trappola per Topi – La Pampanella – Due Scapoli e una Bionda – Lisistrata – Gemelli si Nasce – Te la Cuntu e te la Cantu – Il Servitore di due Padroni)

Ero un bambino quando vidi per la prima volta uno spettacolo delle Giàccure stritte. Non ricordo nemmeno quale fosse la commedia in scena, ma ricordo benissimo che rimasi imbambolato a guardare quei fantastici attori che tenevano col fiato sospeso – e senza fiato dalle tante risate – una piazza piena.

Da quel momento, provai un’ammirazione così forte per le Giàccure da ritenerle una vera istituzione. Con gli anni, iniziai a seguire i loro spettacoli anche fuori paese, un po’ come fosse la mia rock band preferita.

La vita, fortunatamente, ha un modo tutto suo per mischiare le carte e fu alla fine del liceo che incontrai, per la prima volta, Mimino. In quel periodo, su spinta di Luigi, con un gruppo di amici del Forum Giovani di Salice, organizzammo un laboratorio teatrale. A farci da guida sarebbe stato Mimino Perrone, il regista delle Giàccure Stritte. Non ci potevo credere.

Caratterialmente sono sempre stato – e sono tuttora – una persona estremamente timida e non nascondo l’estremo disagio che provai nell’impatto con il primo copione. Iniziammo a provare “All’anima te lu zzi’ Cecé”, un adattamento della più fortunata “L’anima te lu zzi’ Ciccillu” portata in scena dalle Giàccure. Purtroppo, il nostro laboratorio si chiuse anzitempo, dopo pochissimi incontri, per problemi interni al Forum. Credevo tutto fosse finito lì.

Da un certo punto di vista, mi sentivo persino un po’ sollevato dal non dover più misurarmi con il pubblico e con tutto ciò che mi portava a spostare più in là il limite del mio essere introverso. Mi sbagliavo, di grosso! Non avevo fatto i conti col fatto che mia sorella e la figlia del regista frequentassero la stessa scuola, il Liceo Palmieri.

Fu in un giorno di autunno del 2009 che, all’uscita dal liceo, incontrai Mimino. Senza girarci intorno, mi disse: “Cosa hai da fare stasera? Vieni che abbiamo le prove”.

Le prove? Io? Con le Giàccure stritte? Non potevo crederci! Per intenderci, era come se mi avessero chiamato a giocare in Nazionale. Decisi di sfidare me stesso e mi presentai alle prove.

Il 28 giugno 2010 mi ritrovai in Piazza Fitto, a Salice, a montare scenografie con un caldo asfissiante (in compagnia è ormai proverbiale il mio “amore” viscerale per il “faugno”). Era proprio in quella piazza che li avevo visti per la prima volta ed ora mi accingevo ad esibirmi davanti al pubblico, accanto a quelli che erano – e ancora sono – i miei beniamini.

Essere una Giàccura è qualcosa che ti porti dentro nella quotidianità, è quel qualcosa che ti obbliga a rispondere, nei discorsi di tutti i giorni, con le battute delle commedie. Essere una Giàccura è soprattutto far parte di una grande famiglia.

A loro devo dire grazie perché mi hanno aiutato a crescere, a superare limiti che il mio carattere imponeva. Essere una Giàccura è anche affrontare discussioni, ciclici momenti di scoramento, la proverbiale mancanza di puntualità che genera disfattismo assoluto, confronti accesi ma sempre sinceri. Come in una grande famiglia. Il bagaglio di aneddoti riempirebbe un libro, ma mi limito a citarne uno:

Eravamo di scena con “La Pampanella”, a Castro. Ad un certo punto, ci fu il panico dietro le quinte: serviva l’olio per la lampada di Santa Pupa! Iniziò un comico balletto tra chi cercava l’olio, chi, come me, non aveva idea di cosa fosse (ero solo alla mia seconda commedia con loro) e chi cercava una soluzione. Giunti all’apice di quello che era diventato un siparietto tragicomico, apparve dietro al palco uno spazientito Mimino che ci urlò contro di tutto. Fummo letteralmente costretti a gettare in scena Anna, la quale fu veramente brava a riprendersi da quei momenti di confusione, grazie alla sua innata dote di improvvisazione. Ancora, però, dovevo risolvere il mistero dell’olio. Quale olio? Dopo una rapidissima indagine, fu svelato l’arcano: un membro della compagnia si era convinto, ad un certo punto, di essere in scena con “La Grazia”, un’altra commedia, e voleva giustamente proseguire con il copione che il suo errore suggeriva. Inutile dire che questa persona ancora oggi deve convivere con gli sfottò e gli scherzi ispirati alla sua gaffe.

Ci troviamo ormai fermi da un anno, impossibile proseguire con prove e copioni nella difficile prova che l’umanità sta affrontando. Tuttavia, già sappiamo che ci ritroveremo, che riprenderemo in mano i copioni e che torneremo ad affannarci per preparare un nuovo spettacolo.

Speriamo presto, ci lasceremo questo periodo alle spalle, come abbiamo sempre fatto nei momenti difficili della compagnia: su un palco, a divertire divertendoci.

Salvatore D’Amone

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Matrimonio in Giallo – Gemelli si Nasce – La Grazia)

Esperienza ricca di emozioni… ricordi che non potranno mai essere dimenticati… Risate, abbracci, copioni lunghi e corti, battute sbagliate e dimenticate. Custodisco tutto nel cuore, attimo per attimo.

Franco Verdesca

(Ha preso parte alle seguenti commedie: Matrimonio in Giallo – Gemelli si Nasce – La Grazia – La Pampanella – Liolà – Lisistrata – Il Servitore di due Padroni) 

“Giàccure stritte? Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…”. Tutte le volte che mi trovo a calcare un palcoscenico, per modesto che sia, chiedo fra me e me: “Ma sono proprio io? Son qui a rappresentare me stesso o è solo una finzione scenica?”.

E allora mi vengono in mente le parole del grande maestro Gigi Proietti: “Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d’infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere. Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso”. 

Proprio così. Lungi dal considerarmi un vero attore, sono stato attratto fin da piccolo dalla magia del teatro e dopo poche significative esperienze episodiche, realizzate più per gioco che per vero studio della rappresentazione teatrale, nella mia adolescenza ho incontrato l’amico Mimino Perrone, che molto più di me sentiva da sempre il richiamo di una vocazione insistente e meravigliosa.

Cresciuto in età e divenuto più maturo e consapevole, non ho potuto ignorare l’invito delle “Giàccure stritte”, la compagnia che ha in Mimino Perrone l’animatore, l’autore, il regista, il sostenitore. E qui ho assaporato la gioia di venire a contatto con persone sinceramente amiche, con le quali condividere la volontà di mettersi in gioco per dare spazio alle proprie inclinazioni naturali, potersi anche divertire e allo stesso tempo far divertire gli altri, coinvolgendo tutti in questa passione comune ad ogni elemento del gruppo.

E fra mille risate, tra successi e insuccessi, abbandoni e riprese, il gruppo si ritrova ancora oggi, nonostante l’interruzione dovuta al difficile attuale momento storico, a condividere e a continuare “i giochi d’infanzia” che aiutano a far rivivere fra le mille difficoltà del quotidiano, la spensieratezza e la gioia di quando ci sentivamo importanti nel rappresentare a scuola il principe di una fiaba. Suscitare una risata o un applauso è la ricompensa per tutto il nostro impegno e i nostri sforzi.

Ma il teatro non è un gioco da bambini, il teatro è vita. Rappresentare un personaggio significa incarnarne i sentimenti, metterne in luce i valori e le fragilità, ricevendone spesso una lezione tale da indurre lo stesso attore a interrogarsi e a comprendere di più se stesso e gli altri.

Viola Simmini

(Ha preso parte alla commedia:  Liolà )

Il bellissimo percorso con le Giàccure è iniziato da poco, anche se a dire la verità fin da bambina guardavo i loro spettacoli con occhi sognanti e pieni di ammirazione, sperando un giorno di condividere il palco con loro.

Finalmente, all’incirca due anni fa, Minimo mi chiamò per recitare nella bellissima commedia “Liolà”, di cui avevo un vivido ricordo grazie alle repliche che avevo visto da piccola.

È stata una bella emozione poter recitare con persone che amano ciò che fanno, si impegnano, si divertono e sanno divertire. Ho imparato tanto da loro e credo sia una realtà preziosa per il nostro territorio. Grazie di tutto Giàccure, vi voglio bene!

A cura di Mimino Perrone

© Riproduzione riservata

 

Leggi gli articoli precedenti sulla Storia delle Giaccure stritte:

Parte prima – Gli esordi

Parte seconda –  Inizia l’avventura in giro per il Salento 

Parte terza – Dalla rinascita all’addio di Walter

Parte quarta –  Dalla commedia dell’arte a Pirandello

Parte quinta – Da Agatha Christie ad Aristofane

Parte sesta – Dal Memorial in ricordo di  Walter al Lockdown